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IL MODELLO 231 E I FATTORI ESG: qual è la relazione tra compliance e sostenibilità

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Articolo a cura di dott.ssa Ilaria Belfiori, Analista Osint- Due Diligence

Che cosa sono i fattori ESG

ESG è l’acronimo di Environmental, Social e Governancee si riferisce a tre fattori fondamentali per valutare la capacità delle aziende di regolare e gestire il proprio impatto in termini ambientali, sociali e di governance e più in generale per vagliare la sostenibilità di un investimento.

Il fattore Environmental si inserisce nel contesto del cambiamento climatico e fa riferimento all’efficienza di una impresa relativamente all’utilizzo delle risorse naturali, al rispetto della biodiversità, alla sicurezza agroalimentare e al contenimento delle emissioni di CO2.

Il fattore Social si riferisce alle decisioni e alle iniziative aziendali che hanno un impatto sulla collettività; tra queste figurano il rispetto dei diritti umani, civili e lavorativi, condizioni di lavoro adeguate, l’osservanza di leggi sul lavoro, la parità di genere e il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione.

Il fattore Governance riguarda la responsabilità delle imprese in termini di organizzazione e gestione interna ed è il parametro (utile per il ranking) che dà agli osservatori esterni indicazioni cruciali sull’identità aziendale; attenzione particolare viene rivolta, ad esempio, alle strategie di retribuzione, alle politiche di diversità nella definizione del consiglio direttivo, al rispetto della meritocrazia e al contrasto della corruzione.

Il Rating di sostenibilità

L’approccio ai fattori ESG deriva da un concetto, coniato e sviluppato nel 1994 dall’imprenditore John Elkington, conosciuto come “Triple Bottom Line” o anche come “People, Planet and Profit (PPP)”, secondo cui le aziende non dovrebbero concentrarsi soltanto sul raggiungimento del profitto, ma anche sul rispetto delle persone e dell’ambiente, che sono altrettanto importanti per la sostenibilità di un’impresa.

I fattori ESG, ad oggi, sono il caposaldo dell’Investimento sostenibile e responsabile (Sustainable and Responsible Investing, SRI)ed operano sia come metro di valutazione della sostenibilità delle imprese e di conseguenza degli investimenti, sia per formulare una classifica delle aziende che meglio si adattano e rispettano questi tre parametri.

Il rating di sostenibilità o rating ESG è il risultato di una valutazione effettuata sul sistema aziendale, tenendo conto delle attività e delle misure che le Organizzazioni (aziende, associazioni, scuole, banche, fondi, enti pubblici, ecc.)adottano sotto il profilo ambientale, sociale e di governance.

Il rating di sostenibilità viene elaborato in seguito alla raccolta e all’analisi di informazioni pubbliche, documenti aziendali e dati forniti dalle autorità, dai sindacati e dalle ONG, sugli aspetti che riguardano l’ambiente, l’impatto sociale e la governance, oltre che sulla base di eventuali sopralluoghi effettuati presso l’azienda.

Il rating ESG funge anche da indicatore per gli investitori, permettendo loro di avere un quadro più ampio dell’impresa e della sua sostenibilità.

La relazione tra compliance e sostenibilità

Per conseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, un’azienda non può esimersi dall’osservanza della normativa. Oltre agli obblighi derivanti da quest’ultima, ulteriori vincoli possono derivare anche dai clienti, fornitori e stakeholder che, sempre più frequentemente, richiedono comportamenti più consapevoli, volti a una maggiore sostenibilità e responsabilità lungo tutta fase di produzione.

La compliance pertanto può supportare l’azienda nella strategia ESG analizzandone i rischi (scarsità di risorse naturali, abusi dei diritti umani, discriminazione sul posto di lavoro, frodi contabili o fiscali, violazione dei dati) e il loro impatto sia a livello finanziario che reputazionale sull’azienda stessa.

Ad oggi, il concetto di sostenibilità non può essere preso in considerazione prescindendo dalla compliance, perché quest’ultima è indispensabile per garantire che le informazioni ESG siano accurate, veritiere e complete, oltre che per verificare l’integrazione degli stessi fattori ESG nelle procedure aziendali.

Come il Modello 231 incide sui fattori ESG

Il Modello 231, come ben noto, è uno strumento di compliancenormativa che ha lo scopo di prevenire il rischio di commissione di reati da parte di soggetti che agiscono per conto degli enti e di permettere alle imprese di essere sollevate dalla responsabilità in sede penale.

I reati che maggiormente vengono contestati alle imprese riguardano: gli illeciti ambientali; i reati contro la persona commessi in violazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro; reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; reati in materia societaria; corruzione; abuso di mercato; e reati tributari.

Alla funzione preventiva ed esimente del Modello 231, in relazione ai fattori ESG se ne affianca un’altra, più proattiva, che emerge dalla convergenza tra i Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli interessi generali tutelati dal D.Lgs. 231/2001.

Il sistema di controllo interno implementato con il Modello 231 in funzione della prevenzione di rischi-reato, impattando su attività sensibili anche sul fronte ESG, può contribuire al perseguimento generale di molti degli obiettivi di sostenibilità. Pertanto, il Modello 231 può rappresentare un punto di partenza significativo per una governance che voglia supportare l’azienda in termini di sostenibilità e allo stesso tempo può essere uno strumento di compliance utile a supportare l’implementazione delle procedure aziendali in prospettiva ESG.