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Reati Tributari e Responsabilità 231

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Reati tributari

La società non risponde, ai sensi del D.lgs. n. 231 del 2001, per il reato di dichiarazione fraudolenta commesso, nel suo interesse o vantaggio, dal legale rappresentante prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 124 del 2019, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”, che ha introdotto i reati tributari nel novero dei reati-presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.

Ricorso

Questo è quanto affermato dalla Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 41582, depositata il 16 novembre 2021, accogliendo il ricorso di una S.r.l., ritenuta responsabile dalla Corte d’appello, in base al D.lgs. n. 231/2001, dell’illecito amministrativo dipendente dal reato di tentata truffa aggravata a danno dello Stato commesso, nel suo interesse o vantaggio, dal suo legale rappresentante e condannata alla sanzione pecuniaria per n. 200 quote di importo pari ad 800 euro ciascuna.

Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva ritenuto che la tentata truffa fosse stata integrata dall’annotazione, nelle scritture contabili della società, di una fattura recante diverse operazioni dirette ad indurre in errore l’Amministrazione finanziaria circa l’effettiva entità dell’IVA detraibile e a procurare all’ente un ingiusto profitto. La società, poi, aveva presentato ricorso per Cassazione avverso la sentenza di appello, denunciando violazione di legge in ordine alla ritenuta configurabilità del reato di tentata truffa.

Tale ricorso è stato giudicato fondato dalla Suprema Corte in quanto, a suo giudizio, la sentenza impugnata aveva erroneamente configurato il delitto di tentata truffa: secondo i giudici di merito, il tentativo di truffa era finalizzato ad ottenere un indebito rimborso di imposta mediante l’impiego di modalità artificiose costituite dalle rappresentazioni mendaci effettuate nelle scritture contabili e nella dichiarazione, ma tale condotta, per i giudici di legittimità, è qualificabile, invece, come “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” di cui all’art. 2 del D.lgs. n. 74 del 2000, disposizione che si pone in rapporto di specialità rispetto a quella di truffa aggravata a danno dello Stato.

In virtù di tale principio di specialità, come da tempo enunciato dalle Sezioni Unite (Sez. U., n. 1235 del 2011), la configurazione del reato tributario esclude la tentata truffa aggravata ai danni dello Stato.

Difetto di reato

Non essendo configurabile, quindi, il reato di tentata truffa bensì quello di cui all’art. 2 del D.lgs. n. 74/2000, la Corte ha concluso affermando il difetto di un reato presupposto, secondo la disciplina vigente all’epoca del fatto (ossia nel 2009), idoneo a far scattare la responsabilità amministrativa a norma del D.lgs. n. 231/2001: la responsabilità dell’ente ex 231 per un fatto costituente reato a norma dell’art. 2 del D.lgs. n. 74/2000 è stata prevista, infatti, solo in epoca di molto successiva alla commissione del fatto in contestazione e, precisamente, per effetto dell’art. 39, comma 2, del D.L. n. 124/2019, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 157/2019,  che ha introdotto, nel Decreto 231, l’articolo 25-quinquiesdecies in materia di “Reati tributari”.

Di conseguenza, la Corte ha annullato, senza rinvio, la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

D’altronde, anche secondo l’art. 2 del Decreto 231 «l’ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto».